Correva l'anno 1932

La visita a Corigliano Calabro dei Principi del Piemonte. Per leggere la cronaca dell'epoca, pubblicata dal Popolano, cliccare qui

1932-L'ultimo grande evento mondano al castello di Corigliano      

 Fischi per le altezze reali

 

L'ultimo grande evento mondano che si svolse nel castello di Corigliano fu il ricevimento organizzato dai Compagna in onore dei principi ereditari Umberto e Maria Josè, nella primavera del 1932. Nella intorpidita vita sociale e politica di quegli anni, l'avvenimento ebbe - come è facile immaginare - un rilievo enorme, suscitando fremiti di eccitazione e parossistiche agitazioni, con tutto un contorno di aneddoti che nel corso degli anni ancora oralmente si tramandano, assumendo la coloritura di vere e proprie leggende paesane. Allora nessuno poteva nemmeno sospettarlo, ma quella visita reale segnò anche l'inizio del tramonto per due famiglie che da secoli dominavano su Corigliano grazie alle loro ricchezze ed alla loro influenza sociale, i Compagna ed i Solazzi (poi d'Alife). Umberto di Savoia, principe di Piemonte, come sempre in divisa militare, e la giovane moglie, "alta e slanciata, dagli occhi chiarissimi o dai capelli ribelli", come la descrivono le cronache del tempo, arrivarono a Cosenza, in treno, alle 10,30 di sabato 28 maggio 1932, per una visita in Calabria che doveva durare cinque giorni e toccare le città ed i principali comuni della regione. Dopo un trionfale giro nella città bruzia, splendidamente addobbata per l'occasione, la comitiva raggiunse in treno Sibari da dove, proseguendo in macchina, si recarono a Favella, ospiti nella grande villa dei duchi di Bovino. Qui furono accolti da Maria Antonia Gaetani, ultima erede femminile del conte d'Alife, e dal manto (sposato nel 1899) Giovanni De Riseis, duca di Bovino. I due, che proprio in quel periodo stavano faticosamente liquidando tutte le loro proprietà per far fronte agli ingenti debiti accumulati negli ultimi anni, non avevano comunque badato a spese per "far bella figura" e rinverdire il loro prestigio sociale, sperando in una ormai impossibile rinascita economica. I preparativi erano stati sontuosi e accurati. Silvio Minisci, per esempio. aveva avuto l'incarico di invitare le più belle ragazze dei paesi albanesi, in modo da poter rendere omaggio alle altezze reali nei loro bellissimi costumi tradizionali. Ricorda il Minisci - ancora arzillo e lucido, nonostante i quasi novant'anni (l’articolo è del 1997)- mostrando le foto del- l'avvenimento:" Erano quasi tutte signorine di Vaccarizzo. Io le conoscevo bene. A quell'epoca avevo la macchina, un aspetto giovanile e prestante, mi piaceva divertirmi. Riuscii a convincere una trentina di donne a venire a Favella col loro costume più bello, ognuno dei quali aveva un valore di 4 o 5 mila lire. Si disposero sulle scalinate della villa, ognuna con un cesto di frutta in mano. Il principe Umberto e la principessa Maria Josè sembrarono contenti di quella spettacolare parata".Dopo la colazione, alle tre del pomeriggio, gli illustri ospiti raggiunsero Rossano, dove ebbero modo di visitare la chiesa di S. Marco e il Codex Purpureum. Da Rossano ci fu il trasferimento a Corigliano, con destinazione il magnifico palazzo Bovino, nel cuore del centro storico. Le strade - ricorda ancora oggi Lucia De Rosis - erano tutte decorate con fiori d'arancio e di pesco.Via Roma, da piazza S. Antonio all’ Acquanova,  era adorna di bellissime coperte di seta, color bianco, rosso e verde. La banda musicale suonava l'inno d'Italia, i carabinieri erano in alta uniforme e c'erano militari dappertutto". Leggiamo su un giornale dell’ epoca (Il Combattente, numero unico pubblicato per l'occasione): "Da ogni balcone, dal davanzale di ogni finestra, dal tondo di ogni più alto e minuscolo abbaino, dalla sommità di ogni porta e di ogni campanile, bandiere, vessilli, fiamme, pennoni dai colori nazionali e belgi s'innalzano e garriscono al vento... Tutta la mano d'opera è stata reclutata e i lavori non ebbero tregua neanche nelle ore notturne. Grandi tratti di strada sono stati riattati. Piazza Cavour e via Toscano sono state interamente trasformate, tutti gli edifici ripuliti e messi a nuovo. Eppure, nonostante la presenza massiccia delle forze dell'ordine e la solennità dell'avvenimento, nell'aria c'era tensione. Tutti sapevano che "qualcosa" poteva accadere, anche se - come regolarmente accadeva in quelle evenienze -i "sospetti" (socialisti,anarchici,comunisti, teste calde) erano stati prelevati dalla milizia e prdenzialmente "ospitati" nelle carceri cittadine. Ed in effetti la "provocazione" arrivò verso le sette di quello stesso pomeriggio, quando il corteo si mosse dal palazzo dei duchi per raggiungere il castello, dove i Compagna avevano in programma un ricevimento ufficiale in onore dei principi. Appena il corteo arrivò nelle vicinanze del castello una clamorosa salva di fischi accolse la macchina che trasportava Renzo e Piero Compagna. I fischi continuarono fino a quando la macchina di Umberto e Maria Josè varcò il ponte levatoio e l'agitazione fu grandissima, perché sembrava che la contestazione fosse diretta anche contro di loro. I militari si misero in allarme, ma non intervennero. Cos'era successo? Facciamo un passo indietro. L'immagine di casa Compagna in quei primi anni trenta non era più splendida come nel passato. La visita del principe Umberto che fu re nel 1891 aveva segnato il culmine della potenza della famiglia, una specie di consacrazione nel mondo della nobiltà italiana. In seguito, lentamente ma inesorabilmente, al declino economico si era accompagnato un appannamento sociale. Giuseppe Compagna (figlio di Francesco e fratello di Piero e Renzo) che dall'inizio degli anni venti risiedeva a Ravello, manteneva comunque un saldo rapporto di amicizia personale con il principe Umberto, per cui aveva colto al volo l'occasione della visita in Calabria per chiedergli una sosta, anche se breve, presso il castello di famiglia, in Corigliano, in modo da rilanciare il prestigio della casata. Piero Compagna, però, si comportò con superficialità. Avvisato della visita, infatti, incaricò dell'organizzazione della stessa due suoi impiegati dell'amministrazione, Guido Albamonte (detto "Pedone") e Francesco Pellegrino. Questi prepararono anche la lista degli invitati per l'appuntamento mondano più atteso: il ricevimento al castello per il pomeriggio del 28 maggio. In quella lista i due inserirono un po' tutti i notabili del paese, senza stare tanto a sottilizzare o a discriminare. I nomi contenuti nell'elenco - ovviamente - erano diventati subito di pubblico dominio. Ma quando, pochi giorni prima della visita, arrivò a Corigliano il comm. Nardi, con il compito di sovrintendere al cerimoniale, avvenne l'imprevisto. L'inflessibile Nardi, infatti , defalcò senza pietà dalla lista incautamente redatta da Albamonte e Pellegrino quasi la metà dei nomi proposti. "C'era stata - ricorda ancora Lucia De Rosis - una vera e propria corsa verso i migliori sarti del paese ad ordinare il frac o il thigt per lo storico avvenimento. Quando poi si seppe che non tutti potevano partecipare, gli esclusi si precipitarono ad annullare gli ordini o ad usare la stoffa per abiti più "normali". Il sarto Spezzano, che serviva la famiglia De Rosis, in quell'occasione annunciò trionfante ai suoi lavoranti: Forza ragazzi, che i tights nostri vanno." Ma non tutti accettarono tranquillamente l'esclusione. Tra questi l'avv. Giovan Battista Policastri, che era stato depennato per i suoi trascorsi liberali. L'avvocato non la prese affatto bene e, attribuendo ai Compagna la sua esclusione, organizzò la clamorosa contestazione. Renzo Compagna si ritenne offeso e sfidò a duello il Policastri. Questi si salvò (Renzo Compagna era un provetto spadaccino) solo perché, essendo mutilato di guerra, non potè, secondo il codice cavalleresco in vigore, raccogliere il guanto di sfida. Prima del ricevimento Umberto e Maria Josè avevano visitato l'ospedale civile, allora ancora in costruzione. " Dopo aver visitato la chiesa e il Romitorio di San Francesco - ricorda ancora la signora De Rosis - il corteo si fermò presso il canalicchio che si trovava vicino all'ospedale. Qui, una bellissima donna del popolo, una certa Lucia, si fece avanti e offrì un bicchier d'acqua a Maria Josè, affermando che se avesse bevuto avrebbe presto avuto un bambino. Poiché dopo un anno la principessa ebbe davvero un figlio, il principe Umberto si ricordò di quella donna e le inviò in regalo una discreta somma". Le conseguenze della visita furono rilevanti. I Compagna non perdonarono mai ai Coriglianesi lo"sgarbo" subito. E nel dopoguerra, quando decisero di lasciare C'origliano, il ricordo di quell'avvenimento certamente influì sulla loro decisione. Giovan Battista Policastri, invece, fu messo ai margini dai regime fascista. Ma questo fu per lui un titolo di merito nel dopoguerra quando, ripristinata la democrazia, fu nominato dal Prefetto di Cosenza primo sindaco di Corigliano. 
 (Rosanna Taranto ed Enzo Viteritti-Serratore 48/1997)