Luigi Palma

 

Luigi Palma(1837-1899) si laureò in giurisprudenza a Napoli nel 1857 e dopo pochi anni ottenne la cattedra di Diritto Costituzionale presso l'Università di Roma. Fu membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Il 7 agosto 1887 Francesco Crispi lo nominò Consigliere di Stato. Autore di numerose opere e trattati di diritto costituzionale.

Luigi Palma - Nacque il 19 luglio del 1837 da Pietro Paolo e da Maria Teresa Palopoli. A vent’anni si laureò a Napoli in Diritto. Nel 1858 scrisse un saggio: Storia critica della tragedia in Italia e confronto dei nostri tragici coi principali tragici stranieri. Nel 1861 scrisse Il Papa Re ed il Papa non Re. Tra le altre opere si ricordano: Armonie dell’economia Politica con la Filosofia della Storia, Prolusione allo studio dell’economia politica, Del potere elettorale negli Stati liberi. Nel 1865 scrisse un libretto, In morte dell’avvocato Bernardino Bombino, importante avvocato coriglianese, maestro del Palma. Collaborò con Il Popolano e il Telesio, rivista cosentina. Con l’Utet pubblicò: Raccolta dei Trattati e delle Convenzioni in vigore tra il Regno d’Italia e i governi stranieri, 1890, e Studi sulle costituzioni moderne, 1894. Muore a Roma il 3 gennaio 1899.

(Il Popolano N. 16 del 16 agosto 1887)

Per il Prof. Luigi Palma
Annunziammo nel numero precedente una dimostrazione di congratulazione al prof. Luigi Palma per la carica di Consigliere di Stato, a cui tanto meritamente fu assunto.
Partita l'idea da un comitato popolano, annunziammo la dimostrazione per domenica 7 corrente; ma di accordo col signor Sindaco, perché vi prendesse parte anche il Corpo Municipale. E di fatti, alle ore 6 p.m. del lunedì, la Società Operala, preceduta dalla banda Popolare e seguita da numerosa popolazione, si mosse da Piazza del Popolo ed al suono della Marcia Reale percosse Via Principe Umberto, Piazza Vittorio Emanuele e si portò nel Palazzo comunale.
Colà si unì ad una rappresentanza del Corpo Municipale con a capo il Sìg. Pasquale Garetti, sindaco ff, al corpo insegnante e buona mano di signori.
Si sfilò in quest’ordine.
Banda Municipale — Corpo Municipale — Corpo insegnante — Banda Popolare — Comitato organizzatore della dimostrazione — Società Operaia – Folla di Popolo. Cosi, coll'alternare della Marcia Reale fra le due Bande, spesso coverta dai frenetici evviva al nuovo Consigliere di Stato, si ritornò per le stesse vie, ma poi passando per via Garopoli, in Piazza del Popolo, ove maggior quantità di cittadini unissi ai dimostranti.
Si andò sotto le finestre dell'avventurata e degnissima madre dell'illustre Professore.
Or chi può ridire i fragorosi evviva scoppiati da mille e mille bocche all'arrivo colà? Basti il dire che le Bande suonavano e non se ne udiva una nota.
In questo mentre una commissione del Municipio e del Popolo sali in casa della fortunata genitrice a felicitarla.
Spettacolo commovente oltre ogni dire fu poi quando, la madre del Professore, asciugando le lagrime di contentezza che le bagnavano il volto venerabile, si affacciò alla finestra a ringraziare la folla.
Non furono allora voci emesse da petti umani; furono bocche di cannoni Krupp che ripetevano: —Evviva Luigi Palma — Evviva il nostro Concittadino - Evviva il nuovo Consigliere di Stato.
Indi il Sig. Pasquale Garetti, Sindaco ff., da una finestra pronunziò brevi ed elette parole all'indirizzo dell'Uomo illustre e propose un altro evviva. E lì nuove ovazioni fragorose, assordanti.
Evviva! Ripetiamo ancora noi – Evviva sempre!
Nello stesso ordine si ritornò al Municipio ove si venne, nella determinazione di trasmettere al professore Palma un indirizzo-telegramma che il prelodato Sindaco ff. lesse in pubblico.
Infine la Società Operaia, seguita dalla stessa folla plaudente si restituì in Piazza del Popolo presso la sala dell’Assemblea, ove, al grido provocato dal Sig. Luigi Dott. Patari di Viva il Re – Viva il Prof. Luigi Palma – Viva il Popolo, tranquillamente si sciolse la dimostrazione, la quale riuscì imponentissima, e senza alcun dispiacevole incidente, se non uno lievissimo per altro suscitato dal prof. Sig. F. Greco, Direttore la Banda Municipale; il quale, quantunque eravi l'accordo che le due bande avrebbero dovuto eseguire una suonata per una, egli, oltre a far ripetere più volte senza interruzione la suonata, nel giungere di ritorno al Municipio, mentre la Banda Popolare non ancora aveva terminato la sua, fece intuonare la Marcia Reale alla Municipale. Considerate che accordo! che non sarebbe terminato chi sa per quanto, se per leggere il su citato telegramma, il Sindaco ff. non avesse imposto al Greco di finirla. Lasciato la Banda Municipale di suonare, lasciò pure la Popolare.
A lingua nostra queste azioni si dicono: PUERILITÀ O DISPETTUCCI DA BIMBI.
Osserviamo soltanto che avrebbe dovuto aver riguardo allo scopo della riunione e far tacere in quella circostanza l’antagonismo.
Ora ecco la risposta che il Grand'Uomo si compiacque fare al telegramma trasmessogli:
« Sindaco Corigliano Calabro Vostro telegramrna giuntomi adesso
Viareggio posta, voi, Consiglio, Società Operaia, Corpo Insegnante, Banda Municipale e Popolare, intera cittadinanza sempre benevolissima verso me, sommamente gentile verso mia madre, pregovi fa
rvi interprete miei grati sentimenti tanto affetto. PALMA ». 

Una serie incredibile di contrarietà

 

La nomina di Luigi Palma alla Cattedra di Diritto Costituzionale in un’inedita lettera dell’illustre giurista.

di Luigi Petrone  

La vita e l’opera di questo grande costituzionalista, benché manchi ancora uno studio articolato e completo, sono state oggetto di alcune indagini storiche che hanno consentito, tuttavia, di costruire un primo profilo sulla sua vita [1]. Nondimeno compaiono sul mercato librario, frammenti di antiche corrispondenze che da sole non aggiungerebbero nulla ma se inserite in un adeguato contesto si rivelano invece preziose e offrono aneddoti utili a completare la conoscenza.

Questa è la storia di una lettera inedita di Luigi Palma capitata per caso tra le mani. Palma è prossimo ai quarant’anni quando nel 1874 ottiene la nomina a professore straordinario di Diritto Costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza a Roma. Le porte all’insegnamento universitario in quel periodo erano severamente chiuse e non era un’impresa facile, neanche per chi avesse copiosamente dato prova di avere tutte le carte in regola.  Che il Palma possedesse rimarchevoli doti culturali non vi era alcun dubbio. In quel tempo aveva già pubblicato importanti studi e articoli su riviste prestigiose. Al concorso per la cattedra all’Università di Modena, nel 1870, il Consiglio Superiore di Facoltà lo aveva dichiarato ‘pienamente idoneo ’ ad essere nominato ordinario, ma non ebbe fortuna perché gli fu preferito un certo Pierantoni.

Ma per divenire tale aveva dovuto faticare non poco. Ce né da testimonianza diretta egli stesso in una lettera di quell’anno. La lettera, autografa, vergata su un foglio di carta recante l’intestazione dell’Ufficio di Presidenza dell’Istituto Industriale e Professionale di Bergamo, porta la data del 17 febbraio 1874. La breve missiva offre spunti bio-bibliografici nuovi sulla vita del giurista coriglianese. Palma, prima di essere chiamato a ricoprire la cattedra di Diritto Costituzionale, è Preside a Bergamo. Vi era giunto nel 1862 per insegnare Economia e Diritto dopo aver partecipato al concorso per l’insegnamento negli istituti tecnici, ma probabilmente riteneva di avere concluso quest’esperienza. Apprezzato per la rilevanza dei suoi studi che, nelle sue attese, avrebbero dovuto consentirgli di ambire ad altri e più importanti incarichi invece, scrive, «sono oramai da dodici anni esiliato in questo Istituto come Prof. di Economia e diritto. Ho lasciato la mia natia Calabria sperando di servire il mio paese nell’insegnamento superiore, ma finora nulla mi e’ valso»[2].

Altri allievi di certo meriterebbero i suoi insegnamenti sebbene affiori, in queste parole, anche una sorta di nostalgia della Calabria, così lontana dai suoi affetti, dove quando può fa ritorno. Come nell’estate del 1869 quando giunge per onorare la memoria di Berardino Bombini, uomo di elevate virtù morali e di grande cultura, suo maestro nella vita e nello studio. Il discorso, pronunciato in un’affollata aula municipale, riveste grande importanza perché il Palma, illustrando i principi di vita che guidarono il suo maestro, implicitamente spiega i motivi che ispirarono anche la sua [3].

 

Il soggiorno lombardo

 

Da Bergamo mantiene una fitta corrispondenza con intellettuali e studiosi e partecipa con contributi originali ai dibattiti culturali del tempo. Il soggiorno lombardo si rivela, infatti, uno dei momenti più fecondi nella sua produzione letteraria. Si dedica a capofitto nel lavoro e nello studio occupandosi di economia agraria e politica, di diritto costituzionale, di letteratura. Socio corrispondente del Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, dell’Ateneo di Bergamo e dell’Accademia di Modena, giurista e critico letterario, Palma si occupa prevalentemente di diritto costituzionale con articoli e saggi, che appaiono sulle più importanti riviste del settore, e alcuni trattati. Nella missiva inviata all’anonimo professore scrive «…ho scritto dei libri non al tutto ignoti; quello sulla Nazionalita’[4] mi e’ stato onorato di premio da uno dei primi corpi scientifici d’Italia [5], l’altro sul libro elettorale[6] mi è stato da persone competenti ritenuto il più completo sull’argomento»[7]. Nel 1863 aveva pubblicato, difatti, la Prolusione allo studio dell’economa politica e, successivamente, Del principio di Nazionalità nella moderna società europea (Treves, Milano 1867). L’anno dopo scrisse Degli uffici della parola (Petruzzelli, Bari 1868) ma è con Del potere elettorale negli Stati liberi, dato alle stampe sempre dai fratelli Treves nel 1869, che si procura l’interesse e la considerazione negli ambienti accademici italiani. Negli studi di diritto costituzionale è considerato una delle maggiori autorità, tenuto in gran considerazione da Silvio Spaventa e, sul piano politico, da Marco Minghetti e Ruggero Bonghi[8].

Ma ritorniamo alla nostra lettera. Il contenuto è in breve questo. Palma si rivolge ad un membro della Commissione per il concorso alla cattedra di diritto costituzionale di Roma, chiedendo di sostenerlo ad entrare nell’insegnamento universitario dal quale è stato finora escluso da una serie incredibile di fatti[9]. Nel 1870 nel concorso alla cattedra presso l’Università di Modena, ad esempio, gli era stato preferito il prof. Pierantoni e, sebbene contrariato, rammenta, non rivolse istanza di reclamo. Giudicato idoneo nel 1872, benché l’anno successivo la Facoltà di diritto costituzionale dell’Università di Roma più volte lo propose per l’insegnamento universitario, per cause sconosciute, scrive, non fu mai nominato. Si rivolge a questi non per invocare favori personali (quantunque il Ministro ebbe a fargli la promessa di nominarlo «alla prima occasione come degnissimo di far parte del corpo insegnante universitario»), ma per chiedere considerazione e fare appello alla sua imparzialità. Si scusa infine per il tenore della lettera ma spera che egli comprenda le ragioni della sua amarezza.

Sono fortunatamente ancora lontano i tempi in cui una lettera di raccomandazione, o di presentazione come la nostra, avrebbe avuto ben altri significati, ancora invece un efficace metodo per acquisire utili credenziali su una persona. Ma la lettera di Palma si rivela anche un’occasione, è questo non era una novità neanche allora, per denunciare ingiustizie e irregolarità. I sospetti di “favoritismi” non sono di oggi [10] e le disparità di trattamento denunciate dal Palma assumono il significato di una vera e propria denuncia.

Ma chi è questo sconosciuto professore al quale si rivolge Palma e quale ruolo ebbe sulla sua carriera universitaria? Forse l’illustre precettore è lo statista napoletano Ruggero Bonghi, Ministro dell'Istruzione Pubblica ([11] che, due anni dopo l’arrivo del nostro a Roma, divenuto Ministro di Grazia e Giustizia, nel 1876 chiama il Palma a supplirlo nella Cattedra di Diritto Internazionale[12].

Il triennio seguente segna una tappa fondamentale nella sua vita di studioso. Fra il 1877 e il 1878 scrive la sua opera principale, il Corso di Diritto Costituzionale (accresciuta e ripubblicata poi in tre tomi con l’editore Pellas di Firenze negli anni 1880-1885). E’ un periodo fecondo caratterizzato da un susseguirsi di saggi e articoli pubblicati sulle più importanti riviste italiane quali la Nuova Antologia, la Rassegna di Scienze Sociali, Rivista contemporanea, il Politecnico. Su Nuova Antologia, il 16 gennaio 1882 appare il saggio La riforma del Senato in Italia, uno “studio di ampio respiro, con il quale Luigi Palma imposta con lucidità il problema della riforma del Senato” sino allora ancora di nomina regia [13]. Ma non nega la sua collaborazione, nonostante i molti impegni, al Telesio di Cosenza e a Il Popolano, storica testata di Corigliano [14].

Nell’autunno del 1886 è in Calabria. Coglie l’occasione per far visita al poeta e scrittore di Acri Vincenzo Julia (1838-1894), suo amico[15]. Il sentimento che unisce i due è di reciproca stima e considerazione, ma è soprattutto un’occasione per confermare quel vincolo di amicizia che nel corso degli anni fu sempre saldo e duraturo.

Per la sua vasta dottrina e l’onestà morale, nel 1887 è chiamato ad insegnare diritto costituzionale all’erede al trono d’Italia, il Principe di Napoli, il futuro Vittorio Emanuele III[16].

E’ un periodo di grandi e meritate soddisfazioni.  Ma gli ultimi anni della sua esistenza sono resi amari dal tragico epilogo della morte del fratello Antonio Palma il 3 marzo 1896[17]. Come nel dramma passionale di Ruggero Leoncavallo (che proprio nel 1892 per la prima volta aveva portato sulla scena del melodramma italiano “I Pagliacci”), l’ingegner Antonio Palma è ucciso dall’amante della sua giovane moglie. Il processo chiamò in causa anche il nostro professore universitario che, benché avesse inizialmente deciso di non farlo, si costituì parte civile per evitare maligni pettegolezzi[18]. Per il cattedratico calabrese fu un dramma umano. Il processo si svolse a Cosenza, ma l’eco che ne ebbe a Corigliano e, soprattutto, i chiacchierii che intrigavano il pubblico dei suoi paesani, finì per farlo risentire ancor di più. Se ne tornò a Roma più amareggiato che mai. Non farà più ritorno in Calabria.

Del nuovo secolo, riuscirà a scorgerne soltanto i primordi. Palma muore a Roma il 3 gennaio 1899 all’età di 62 anni, nella sua casa in piazza Poli. Decise di lasciare alla Facoltà di Giurisprudenza la propria biblioteca, costituita da libri e manoscritti, insieme all’archivio di [19]. Nell'affidare questo lascito di straordinaria importanza culturale e storica, assolveva a un debito di gratitudine nei confronti di quegli stessi studenti che egli aveva rappresentato durante i tanti anni di carriera universitaria.

Alla città natìa, per volontà della famiglia, lasciò in dono il suo ritratto a olio [20]. A suggellare la sua gloria e a ricordare agli allievi che frequenteranno il ginnasio Garopoli, il tempio della cultura Coriglianese, l’opera e la figura di un maestro impareggiabile, in un piccolo chiostro il 25 giugno 1905 viene posato un suo busto marmoreo che lo ritrae severo e sereno, un ultimo omaggio del grande costituzionalista, “archetipo di scienziato, cittadino, uomo [21].

Il suo pensiero e le sue opere si riveleranno lungimiranti e influenzeranno la riflessione storica sulla riforma istituzionale ancora per tutto il primo Novecento. Insieme a  Stanislao Mancini, Silvio Spaventa e Ruggero Borghi, Luigi Palma contribuì in maniera importante al processo di definizione della dottrina giuridico-politica che fu alla base dell’ordinamento giuridico del nuovo Stato Italiano poi perseguito attraverso il Risorgimento italiano. Con il suo impegno professionale ed umano, egli rappresentò inoltre, nell’Italia post-unitaria, una Calabria diversa quando ancora di questa regione si aveva una conoscenza sbagliata e molti e radicati erano i luoghi comuni[22]. Attraverso l’opera professionale e l’impegno umano, impersonò una sorta di viaggiatore sui generis, fu portavoce di una Calabria colta e più umana, con luci ed ombre certo, ma più veritiera e meno fantastica.

 

 

 

     Bergamo 17 Febbraio 1874

 

 

     Illustrissimo Signor Professore

     Ella, nello scorso anno, nella seduta del Comitato per lo Studio della Rappresentanza proporzionale, mi fece l’onore di mostrarmi tanta bontà, che confido mi avrà per iscusato se le dirigo la presente.

     Io so ch’Ella fa parte della Commissione per il concorso alla cattedra di diritto costituzionale di Roma, alla quale aspiro. E siccome ho avuto finora una serie di contrarietà che ho la debolezza di credere non meritare, debbo pregarla di scusarmi se mi sono determinato a farle conoscere alcune mie speciali condizioni.

     Io le ho riassunto nella mia istanza per l’accennato concorso, e percio’ desiderei le venga sott’occhio. Nell’incertezza di cio’, mi permettera’ che le dica che sono oramai da dodici anni esiliato in questo Istituto come Prof. di Economia e diritto. Ho lasciato la mia natia Calabria sperando di servire il mio paese nell’insegnamento superiore, ma finora nulla mi e’ valso. Ho dato qualche prova di attitudine, ho scritto dei libri non al tutto ignoti; quello sulla Nazionalita’ mi e’ stato onorato di premio da uno dei primi corpi scientifici d’Italia, l’altro sul libro elettorale mi è stato da persone competenti ritenuto il più completo sull’argomento, altri miei studi nelle principali riviste italiane, segnatamente nella Nuova Antologia sono stati onorati di qualche considerazione, ma la fortuna mi e’ stata contraria.

     Nel 1870, al concorso di Modena, Ella sa che mi venne preferito Pierantoni, ne’ io mossi lagnanza; ma lo stesso Consiglio superiore, anche preferendolo …lo giudico’ di merito non superiore a me; e ad ogni modo mi dichiaro’ pienamente idoneo a essere nominato ordinario, e il Ministro comunicandolo ufficialmente aggiungeva la promessa di nominarmi, alla prima occasione, come degnissimo di far parte del corpo insegnante universitario.

     Ella sa che codesta Facolta’ mi fece l’onore di propormi nel 1872 e nel 1873. So per uno sviluppo di cose inutili a dire non sono stato nominato, se finora mi son tornati vani il giudizio del Consiglio superiore e le proposte della Facolta’, io credo che cio’ potra’ dar ragione della mia amarezza, ma mi da’ anche motivo a invocare dalla di Lei dottrina e imparzialita’ una certa considerazione.

     Non vorrei piu’ oltre infastidirla. Fidanto pienamente nella sua giustizia, mi pregio di attestarle la mia piu’ grande considerazione.

 

 

                                                                                   Suo obb.mo  e dev.mo

                                                                        Luigi  Palma

 


 

     Per saperne di più

 

     Luigi Palma nacque a Corigliano Calabro il 19 luglio 1837. E’ il secondogenito di Pietro Paolo e Maria Teresa Palopoli.  Trascorse l’adolescenza nel rione Monachelle, nella casa dove un’iscrizione sul marmo ne ricorda oggi la casa natale.  Compie i primi studi sotto gli insegnamenti di Giovanni Cirone, dal quale apprende il latino, il greco, la matematica e l’italiano. Si distingue negli studi classici. A sedici anni, spinto dai suggerimenti e dagli insegnamenti del concittadino Berardino Bombini, rinomato avvocato coriglianese, va a Napoli per intraprendere gli studi giuridici. A venti anni mette a frutto le veglie dedicate allo studio laureandosi nel 1857 in Diritto. Durante il periodo napoletano stringe rapporti di collaborazione con il giurista Stanislao Mancini, docente all’Università di Napoli, e con Ruggero Borghi, statista e uomo politico napoletano.

     Nel 1858 scrive il suo primo saggio, Storia critica della tragedia in Italia e confronto dei nostri tragici coi principali tragici stranieri, che appare negli atti dell’Accademia Pontaniana. Nel 1862 si distingue nel concorso nazionale per la Cattedra di economia e diritto negli istituti tecnici e intraprende l’insegnamento nell’Istituto Industriale e Professionale di Bergamo. Nel 1874 ottiene la cattedra di Diritto Costituzionale all’Università di Roma. Apprezzato e stimato da Stanislao Mancini, nel 1876 questi lo chiama a sostituirlo nella cattedra di Diritto Internazionale. Tra il 1878 scrive l’opera sua fondamentale, il Corso di Diritto Costituzionale. L’anno successivo, sposa la romana Elena Bolasco. Viene proposto, dagli amici di Corigliano, alla candidatura a Deputato nelle elezioni del 1886 ma rifiuta perché già assai impegnato. Diventa Preside della Facoltà di Giurisprudenza nella stessa Università nel biennio 1886-87, membro del Consiglio Superiore d’Istruzione Pubblica (1886). Il 7 agosto 1887 Francesco Crispi lo nomina Consigliere di Stato e il 4 dicembre, con decreto reale, gli viene concesso il titolo di professore onorario della Facoltà. Due anni dopo, nel  1889, viene creato Ufficiale della Corona d’Italia. Nel 1894 escono gli Studi sulle costituzioni moderne che vengono pubblicati poco prima della sua morte.

     Fiera della sua fama, quando è ancora in vita, nel 1895 Corigliano gli dedica una strada nel luogo dove si trova la casa natale. Vive gli ultimi anni insieme alla compagna, dalla quale non ebbe figli, a Roma dove muore il 3 gennaio 1899 all’età di sessantadue anni.

 

 

       

 

 


Note

 

[1] T.Mingrone, Luigi Palma e la riforma istituzionale, “Il serratore”, III (1990), 14; E.Cumino, Gli scrittori di Corigliano Calabro (dal 1500 al 1997), Mangone, Rossano 1997; E.Cumino, Quando Luigi Palma si occupava di mezzadria, “Il serratore”, XI (1997), 50. Ma prima ancora, di Palma si è interessato il giurista Francesco Filomusi Guelfi, amico e collega, che ne ha tracciato un breve ma significativo profilo biografico (si veda in proposito T.Mingrone, Luigi Palma…art. cit., p.37).

[2] Lettera autografa datata Bergamo 17 febbraio 1874, r., collezione privata.

[3] In morte dell’avvocato Berardino Bombini, Stamperia del Fibreno, Napoli 1869 (cit. da E.Cumino, Gli scrittori di Corigliano…, op.cit., p.177).

[4] Si tratta Del principio di Nazionalità nella moderna società europea, Editori della Biblioteca Utile, Milano 1867.

[5] L’opera fu premiata dal Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere nel concorso scientifico del 1866.

[6] Si riferisce a Del potere elettorale negli Stati liberi, Treves, Milano 1869.

[7] Lettera autografa datata Bergamo 17 febbraio 1874, v.

[8] Silvio Spaventa (1822-1893), protagonista dei moti liberali del 1848, Sottosegretario agli interni e successivamente Ministro dei lavori pubblici dal 1873 al 1876, propose l'introduzione in Italia di un sistema di giustizia amministrativa. Quando Francesco Crispi, nel 1889, istituì la Quarta Sezione del Consiglio di Stato con funzioni giurisdizionali in materia di interessi legittimi, Silvio Spaventa fu chiamato come primo presidente di quella sezione. Marco Minghetti (1818-1886), statista e uomo politico bolognese, fu ministro degli Interni con Cavour e Ricasoli e poi delle Finanze quando divenne presidente del Consiglio (1873-1876);   Ruggero Bonghi (1826-1895), statista napoletano, filologo, politico, fecondo scrittore e versatile giornalista, professore all'Università di Torino ove fondò La Stampa; fu deputato e Ministro dell'Istruzione Pubblica (1874 - 1876).

9 Oltre a Stanislao Mancini, tra gli esaminatori di quel concorso c’erano Giuseppe Pisanelli, Carlo Boncompagni di Mombello e Angelo Messedaglia (cfr.T.Mingrone, Luigi Palma…, art. cit., p.37).

10 D.Logozzo, 1884: Una maestra-coraggio lotta per la scuola pubblica, “Calabria”, anno XXXIII, n.s., n.200, p.40.  

11 Giurista e uomo di Stato, Pasquale Stanislao Mancini (1817-1888), iniziò l’insegnamento universitario a Napoli, esercitando anche l’avvocatura. Membro del parlamento Napoletano, per aver partecipato ai moti rivoluzionari (1848), si rifugiò a Torino dove venne istituita per lui in quell’Università (1850) la prima cattedra di diritto internazionale. La prolusione letta nel 1851 su La nazionalità come fonte del diritto delle genti, provocando le vive proteste dell’Austria e dei Borboni di Napoli, rappresentò la dottrina giuridico-politica del Risorgimento italiano. Deputato al parlamento nazionale (dal 1860) nella sinistra democratica, si trasferì nel 1872 all’Università di Roma. Maestro di re Umberto, ebbe il dicastero della Giustizia nel 1876 nel ministero Depretis e poi quello degli Esteri nel 1881.

 

 

 

[12] T.Mingrone, Luigi Palma…, art. cit., p.37. Oltre a Stanislao Mancini, tra gli esaminatori di quel concorso c’erano Giuseppe Pisanelli, Carlo Boncompagni di Mombello e Angelo Messedaglia.

[13] T.Mingrone, Luigi Palma…, art. cit., pp.38-39.

[14]Tra gli scritti di sicura mano di Palma non abbiamo trovato riscontro dell’opera “Dizionario italiano categorico del Corpo umano” (Tipografia di Giuseppe Golio, Milano 1875), che risulta invece essere opera dello studioso abruzzese Luigi Palma da Atri omonimo e contemporaneo del nostro.

[15] Il Popolano, n.19, p.2. Corigliano, 2 ottobre 1886.

[16] Il Popolano, n.8, p.4. Corigliano, 15 aprile 1887.

[17] Antonio Palma si era laureato in Ingegneria a Napoli intorno al 1860. Fu sindaco di Corigliano e professore pareggiato di disegno topografico nell’Ateneo Napoletano (cfr. L.Petrone, Antonio Palma e l’invenzione del forno a calore riconcentrato, “Il serratore”, X (2004), 48, p.26).

[18] T.Mingrone, Luigi Palma…, art.cit. p.38.

[19] Ibidem. Negli anni in cui Palma si apprestava a concludere il suo viaggio terreno, a Corigliano nasceva un altro illustre costituzionalista, Costantino Mortati (1891-1895), titolare della cattedra di diritto costituzionale all’Università di Messina, membro dell’Assemblea e della Commissione Costituente che scrisse la costituzione italiana.

[20] Il dipinto, che si conserva nella Casa Municipale, lo ritrae prossimo ai Sessantanni.

[21] La scultura, realizzata nel 1901, è uno dei lavori meglio eseguiti dallo scultore cassanese Giacinto Divardo. Il discorso di inaugurazione del busto è tenuto dall’avvocato Domenico Persiani, compagno d’infanzia e di gioventù di Palma. (si veda T.Mingrone, art. cit., p.37, D.Persiani, Discorso in occasione dello scoprimento del busto di Luigi Palma, Riccio, Cosenza 1905). A lui sarà intitolato a Corigliano, l’11 gennaio 1968, anche l’Istituto Tecnico Commerciale.

[22] Secondo la tradizione ottocentesca la civiltà finiva a Napoli e vaghe erano anche le nozioni geografiche sulla Calabria. Non è di sicuro un caso se due apprezzati viaggiatori, George Gissing e Norman Douglas compirono il loro viaggio nella regione proprio in questo periodo. Questi scrittori insieme a intellettuali, archeologi, geografi, botanici, attratti da un rinnovato interesse, attraversarono la Calabria “che svelava i propri misteri, schiudendoli uno dopo l’altro e sempre rivelando, agli occhi sbigottiti del savio, del curioso, un nuovo volto, un altro aspetto sconosciuto”.

Per altre notizie, ti consiglio di leggere un articolo di F. Grillo pubblicato sulle terze pagine dei n. 15-16-17-18 del Cor Bonum del 1963