Storia di Corigliano Calabro

di Enzo Cumino

IL servizio sanitario e l'Ospedale

 

A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, il Comune va dotandosi di quei servizi indispensabili per la salute pubblica. Le prime notizie relative ad un sanitario che debba provvedere ai bisogni della salute ed igiene pubblica sono del 1884. Il dott. M. Redi, nominato vaccinatore speciale, svolge in pratica le funzioni di Ufficiale sanitario. Dieci anni dopo, esattamente il 25 agosto 1893, il Consiglio comunale nomina il Redi Ufficiale sanitario. E’ da sottolineare tale data, poiché per la prima volta una delibera comunale viene trascritta su foglio prestampato in tipografia. La nomina dell'Ufficiale sanitario è, normalmente, triennale ; lo stipendio è di duecento lire annue. Di tale compenso godono già i dottori Giuseppe Fino e Luigi Patari, nominati negli anni precedenti. Nella primavera del 1893, è Ufficiale sanitario il dott. Vincenzo Varcaro, che viene chiamato a prendere i provvedimenti necessari per debellare la scarlattina sviluppatasi tra i giovani del Ginnasio-Convitto «Garopoli». Nel 1896, viene nominato Ufficiale sanitario il dott. Vincenzo Fiore, che ricoprirà tale carica per circa un quarantennio, distinguendosi in opere di carità e di servizio continuo ed intelligente a favore della comunità. Tra l'altro, per più di un ventennio, si recherà a Napoli, ogni anno per un mese, al fine di aggiornare le proprie conoscenze mediche. Anche G. Fino si distinguerà per la sua opera fattiva in mezzo ai malati più bisognosi. Il Patari, uomo di lettere e acuto ambientalista, oltre a svolgere l'attività di medico, collabora assiduamente al periodico cittadino «II Popolano», su cui pubblica, di solito, l'articolo di fondo in prima pagina, su tematiche di grande respiro nazionale o internazionale. La presenza di ben tre medici preposti all'organizzazione e al controllo dell'igiene e della salute in città è, senz'altro, un segno di grande lungimiranza da parte degli Amministratori dell'epoca, specie se si pensa alle precarie condizioni economiche dei lavoratori. Nei primi anni del Novecento, viene nominato medico condotto il dott. Francesco Gianzi. La seconda condotta medica viene affidata, nel 1920, al dott. Michele Persiani. In effetti, alle dipendenze del Comune, prestano servizio un Ufficiale sanitario (V. Fiore) e due medici condotti (F. Gianzi e M. Persiani). Alla morte del dott. Gianzi, prende il suo posto il dott. Sangregorio Sangregorio. Ma, accanto alle esigenze per la salute dei cittadini, gli amministratori locali devono tenere conto delle enormi esigenze del patrimonio zootecnico della campagna coriglianese. Nel 1893, perciò, viene nominato il primo veterinario condotto, nella persona di Vincenzo Bruno. In seguito al ricorso del dott. Francesco Quintieri (il Bruno era sprovvisto del prescritto titolo di studio), viene espletato un pubblico concorso indetto dal Comune. In base alle risultanze del concorso, viene nominato il dott. Francesco Scervini, di Acri. Costui, però, rinuncia all'incarico prima di assumere servizio. Viene nominato, quindi, il Quintieri, secondo classificato. Rimasto vacante il posto, in seguito alla morte del dott. Quintieri, viene indetto un pubblico concorso per titoli. Viste le risultanze del concorso, il Comune nomina il dott. Giuseppe Moio, di Tarsia. Poco prima della fine del XIX secolo, gli Amministratori locali dotano Corigliano di un altro essenziale servizio di pubblica utilità. Nel febbraio 1887, viene nominata la prima ostetrica condotta, Raffaella Izzo, col compito di assistere gratuitamente le oltre cinquecento donne povere partorienti ogni anno in Corigliano. Per contrasti insorti tra la levatrice e gli amministratori comunali, si giunge l'anno seguente al licenziamento della Izzo e alla nomina di una nuova ostetrica: Maria Gigli. Pochi anni dopo, viene nominata levatrice comunale Annina Cerignola. Nel 1905, essendo la popolazione di 15.379 abitanti, si pone il problema di creare una seconda condotta ostetrica e di bandire il relativo concorso. L'anno successivo, perciò, viene nominata Elvira Pazzi da Rocca S. Casciano (Forlì), a titolare della seconda condotta ostetrica. Saranno queste due brave e zelanti levatrici ad assistere migliaia di partorienti, nei primi quarant’anni del secolo. Negli anni Trenta, si pone il problema di provvedere alle esigenze della frazione più grossa di Corigliano, Schiavonea (nel 1937, essa supera i mille abitanti, con oltre duecento nuclei familiari), creando una terza condotta ostetrica. Provvisoriamente, viene nominata la signora Elena Beraldi , in attesa dell'espletamento del relativo concorso. Viste le risultanze di quest'ultimo, il Podestà nomina titolare della terza condotta ostetrica alla Marina di Schiavonea Maria Boschi Marianelli. Quest'ultima, su richiesta (essendo stata, nel frattempo, collocata a riposo la signora Cerignola), viene assegnata, poi, alla prima condotta. Rimasta vacante la sede di Schiavonea, in seguito a regolare concorso a livello provinciale, viene nominata per tale condotta Oriele Cavicchioni. Se il problema sanitario soprattutto per quel che concerne l'assistenza ai più poveri, viene risolto in tempi brevi e in modo più che dignitoso, la stessa cosa non può dirsi circa la struttura primaria che dovrebbe assicurare l'efficienza dell'assistenza sanitaria su tutto il territorio: l'Ospedale. Se ne comincia a parlare ancor prima dell'Unità d'Italia. Nel 1843, il Decurionato delibera di ripristinare il soppresso Ospizio dell'Ordine dei Basiliani per adibirlo ad Ospedale, sotto il nome di S. Giovanni di Dio, con una spesa annua di ducati 136 e con cinque piazze (camere): due offerte dal barone Luigi Compagna e dal cav. Sollazzi- Castriota, tre dal Comune. Passano oltre dieci anni, senza risultati tangibili. Il 1855, si registra un passo in avanti per il discorso sull'Ospedale. Un decreto regio parla per la prima volta di un Ospedale da costituirsi in Corigliano. Passano oltre trent'anni, ma dell'Ospedale non si parla più. Nel 1886, l'Amministrazione comunale riprende l'annoso problema di un piccolo Ospedale, ma i tempi non sono ancora maturi. Nel 1891, il discorso viene affrontato con più slancio, anche perché le rendite della Casa di Carità, divenuta nel frattempo Congregazione di Carità, si sono più che raddoppiate con lasciti ed offerte continui. Nel 1896, la Giunta comunale si porta nell'ex-convento dei Cappuccini, per ispezionare i locali che dovranno destinarsi al futuro Ospedale. Verso la fine dell'anno, il Consiglio comunale approva il progetto relativo alla costruzione del nuovo nosocomio. Passano gli anni, ma i contrasti all'interno della compagine comunale non creano il clima adatto per giungere ad una rapida soluzione del problema. Problema che si presenta più grave che mai nel 1904, quando, tra maggio e giugno, scoppia una violenta epidemia di vaiuolo. Vengono chiuse le scuole e sospese le processioni. I 73 bambini colpiti dal morbo vengono trasportati nell'ex-convento dei Cappuccini. Grazie alle cure dell'Ufficiale sanitario, dott. V. Fiore, dei medici condotti e di alcune suore, il morbo viene stroncato nella prima decade di luglio. Ma il bilancio è grave: dieci morti. Molte sono le voci che si alzano, affinchè si giunga alla «sollecita costruzione dell'Ospedale». Tra settembre e ottobre dello stesso anno, va in fiamme l'ex-Ospizio dei Basiliani, di proprietà del Comune (era uno dei tre stabili indicati quale possibile sede di Ospedale). Nei primi mesi del 1906, una terribile epidemia di meningite terrorizza la popolazione. Anche questa volta il bilancio si chiude con decine di morti. Nel 1911, dopo tre anni dalla prima richiesta, la Congregazione di Carità ottiene gratuitamente dal Comune alcuni locali a pianterreno dell'exconvento di S. Francesco, per uso di dormitorio per i poveri. In pochi mesi, grazie alle offerte spontanee del popolo e ai fondi già esistenti, la struttura è pronta. Con tale opera, si risolve il grave problema degli accattoni circolanti in città e di quanti, menomati sin dall'infanzia, vengono scherniti pubblicamente, soprattutto da ragazzacci irresponsabili ed insensibili. Si assiste ad una svolta importante, nel 1912. L'avv. Costantino Tocci, consigliere comunale e vivace collaboratore de «II Popolano», fa appello alle comunità coriglianesi all'estero, perché si adoperino per la costruzione del tanto desiderato Ospedale. La risposta non si fa attendere. Nelle due Americhe sorgono comitati «pro-ospedale», che raccolgono somme non trascurabili in pochi mesi e le inviano al Sindaco di Corigliano o al direttore de «II Popolano». Viene, così, creato un piccolo Ospedale nei locali dell'ex convento dei Minimi: due sale con cinque letti, due stanzette per ricovero a pagamento, una piccola sala per le operazioni chirurgiche, una camera per la Congregazione di Carità, l'alloggio per le suore del Preziosissimo Sangue. Nel dicembre del 1915, il papa Benedetto XV, su sollecitazione dell'arcivescovo di Rossano, Orazio Mazzella, impartisce l'apostolica benedizione su quanti si sono adoperati per la costruzione dell'Ospedale. Durante il conflitto mondiale, vengono ricoverati nel piccolo Ospedale appena allestito centinaia di malati e feriti di guerra. Il desiderio di avere, però, un Ospedale degno di tale nome si fa sempre più prepotente in tutta la cittadinanza, agli inizi degli anni Venti. Il barone Guido Compagna, nel giorno dell'inaugurazione del monumento ai caduti (23-3-1924), offre la somma di lire centomila per la fondazione di un vero Ospedale civile. Una somma uguale la offre, poi, subito dopo la morte del padre Francesco. Prima di morire (a. 1925), nel testamento sottoscrive il lascito di una rendita di lire quindicimila annue per l'Ospedale. A tale somma il figlio, barone Piero, aggiunge di suo altre cinquantamila lire. Sempre nello stesso anno, il duca e la duchessa di Bovino offrono, per la costruzione dell'Ospedale, cinquantamila lire. Con così grosse cifre, sommate alle migliaia di offerte di semplici cittadini, si gettano le basi per affrontare in via definitiva il problema Ospedale. L'ing. Edoardo Di Pietro viene incaricato di redigere un progetto. basato sul recupero dell'ex-convento dei Cappuccini. Il preventivo di spesa è superiore alle disponibili di Cassa, per cui l'ing Di Pietro presenta l'anno dopo un nuovo progetto meno ambizioso. II Podestà G. Fino ed il Segretario del Fascio V. Fino si battono perché vengano iniziati i lavori nel più breve tempo possibile. Finalmente, si arriva al giorno tanto atteso. II 25 aprile 1929, festa del Patrono, Corigliano assiste alla cerimonia della posa della prima pietra. Un'epigrafe commemorativa, impressa su un artistica pergamena, viene letta e poi, firmata dalle autorità presenti. Infine, tra le note della banda la pergamena viene messa sotto una pietra (la prima dell’erigendo Ospedale),che viene coperta di calce e cemento dal Prefetto Bianchetti. L'arcivescovo di Rossano, mons. Giovanni Scotti, benedice la prima pietra e con parole toccanti, illustra l'alto valore della giornata indimenticabile che Corigliano sta vivendo. Impresari è l'ing. Giacinto Nola. I lavori per l'impianto elettrico vengono affidati alla ditta Ettore Caroselli da Carolei. Ultimati i lavori interni e esterni, l’Ospedale entra in funzione nel 1938 e viene intitolato a Guido Compagna. Con la costruzione dell’Ospedale civile, uno dei sogni più cari, ma anche più sofferti, della comunità coriglianese diventa realtà.

 

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