Ricordi di San Francesco

San Francesco e la collana di banconote

 

San Francesco di Paola e la collana di banconote

La ricorrenza religiosa di San Francesco di Paola, patrono e protettore della mia Città, è il 2 Aprile, mentre i festeggiamenti avvengono il 23, 24 e 25, dello stesso mese, da qui il nome ‘a festa i ri vinticinchi, la festa del venticinque. In questi tre giorni la Città si sveglia per incanto con allegria, scompaiono i problemi quotidiani, i rancori, le tristezze. Le strade di via Roma e Via S. Francesco illuminate, le numerose bancarelle, l’autoscontro, le bande musicali, i fuochi pirotecnici di mezzanotte, il grande camion del crotonese con le sue buste magiche per farti vincere , quasi sempre, una quantità di niente, il Santo che visita la Città e le frazioni,… rappresentavano per noi ragazzi, momenti di grande gioia e di allegria. E che dire poi di tanta gente che si metteva ‘a mutanna nova, l’abito nuovo, e delle giovincelle eleganti con i primi trucchi per scardinare le proprie timidezze in cerca di giovani corteggiatori. Era un clima straordinariamente festoso, tutto ci sembrava bello ed eravamo contenti con nu coppariell’i nucilli, piccola bustina di noccioline. Ma non è di questo che vi voglio parlare, altri lo sapranno fare certamente meglio di me. Vi voglio,invece, parlare della generosità dei coriglianesi, e in particolare di quella di un mio zio, zu Totonno, zio Antonio, fratello di mio padre. Un uomo buono e generoso, molto devoto a S. Francesco. Un aspetto peculiare di questa ricorrenza, da un punto di vista non strettamente religioso, era la raccolta di offerte in denaro da parte del comitato organizzatore della festa. Significative erano le offerte inviate dagli emigranti devoti a S. Francesco, quelle raccolte presso le famiglie, come pure quelle raccolte dai commercianti nei propri negozi. Tra questi ultimi, c’era Zu Totonno Scorzafave, che insieme a mio padre, nella sua cantina, in un grosso salvadanaio, con la figurina del Santo incollata, sin dal mese di marzo, raccoglieva offerte per S. Francesco. La clientela non era tra le più facoltose della Città, pertanto la somma che alla fine si racimolava non superava mai le 70-80 mila lire. Quanti incoraggiamenti ed inviti ai clienti da parte di mio zio e, qualche volta, anche da mio padre. Ricordo che allora la quantità di vino più richiesta dai clienti era mezzo bicchiere, cioè 125 ml, detto in un linguaggio più corretto, nu mienzi quarti, la metà di un quarto. Ai clienti più assidui e più generosi, mio zio diceva loro, minti n’offerta a San Bbrancischi, ca ti fazz’a bbona misura, dai (metti) un'offerta a San Francesco ed avrai una buona misura(una piccola aggiunta gratuita). Questo espediente qualche volta funzionava e qualche monetina andava in questo grosso salvadanaio. Quando la sera del 23 aprile si rumpiva ‘u carusielli, si apriva il salvadanaio, quel mucchietto di monetine, quasi tutte di color oro, perché formato da quasi tutte 20 lire, poche le 50 e solo qualcuna da 100 lire, mi dava l’idea di aver trovato il tesoro di S. Caterina, che 'Za Peppina, una vecchietta dolcissima, raccontava a noi bambini durante quelle sere estive particolarmente calde. Ma ritorniamo alla somma di denaro raccolta. Questa, come già detto, non superava mai le 70-80 mila lire. Per quei tempi, eravamo a cavallo degli anni ’50 e ’60, era una bella somma, se pensiamo che un chilo di pane costava 100 lire, un litro di vino 160, 60 lire per andare al cinema,… Mio zio, molto devoto a S. Francesco, integrava questa somma di denaro raccolta con una sua personale offerta, da raggiungere sempre la somma di 130 mila lire. E cosi realizzava con un nastrino colorato una collana di 13 banconote da 10 mila lire, quelle con Dante Alighieri, per intenderci, emesse fino al 1963, le cui dimensioni erano 246 mm x 125 mm, e per questo venivano chiamate “lenzuolo”. Non capii allora perché questa “benedetta collana” era sempre formata da 13 banconote. Una volta stavo per chiederglielo, ma la mia timidezza mi bloccò. Solo più tardi, ma molto più tardi, capii che quel numero “13” faceva riferimento ai “13 Venerdì” di San Francesco, cioè ai venerdì che iniziano dal mese di gennaio fino a quello che precede il 2 aprile. Ok, come dice il mio nipotino Francesco, proseguiamo, perché, brevemente, vi voglio raccontare il momento suggestivo della donazione di questa collana al Santo. Quando la processione passava da Via Roma si fermava nei pressi della cantina di mio zio. Zu Totonno, salendo su un tavolo, e mio padre appena dietro di lui su una sedia(come si vede nella foto), deponeva attorno al collo del Santo la già citata “benedetta collana”. Descrivervi i momenti di questo gesto generoso non è da me, perché farei poca cosa. Così ho deciso di pubblicare questa foto piena di sorrisi, di stupori, di ammirazioni,... da parte di tutti coloro che partecipavano alla processione. Per i sorrisi, basta vedere, a sinistra, il carissimo sig. Geraci, padre del nostro attuale sindaco, per gli stupori, quel signore, di cui purtroppo non ricordo più il nome, con la testa inclinata per vedere meglio il gesto di mio zio, per le ammirazioni, lo sguardo delle signore e … peccato che le foto non hanno un sonoro, perché altrimenti potevate ascoltare l’approvazione e l’applauso di tutti i presenti. Questa semplice, breve e significativa manifestazione di fede si concludeva con la frase detta ad alta voce da mio zio, da mio padre e da quasi tutti i presenti : Ebbiva San Bbrancischi, ebbiva ru Viecchji, Evviva San Francesco, evviva il Vecchio. A mio zio, a mio padre e a moltissime persone di questa foto, che oggi non sono più tra noi, rivolgo, commosso, un mio pensiero e la speranza che possano lassù insieme festeggiare ancora e sempre il nostro S. Francesco di Paola.
Giovanni Scorzafave

San Francesco e il vitello benedetto

Negli anni ’40, numerose erano le persone devote a San Francesco di Paola. Tra queste, molti emigranti, soprattutto quelli di New York e dell’Argentina, molte famiglie, per aver chiesto e ricevuta qualche grazia da San Francesco, commercianti, semplici e umili cittadini, latifondisti, e, in particolare, i cosiddetti massari. Ognuno, a seconda delle proprie possibilità, donava un’offerta in denaro al Santo Patrono per contribuire anche alle spese che il Comitato organizzatore sosteneva per la festa di San Francesco. Le offerte, però, non sempre avvenivano in denaro. Un’offerta particolare, non in denaro, in quegli anni era quella dei massari più facoltosi della Città. Questi per ringraziare il Santo, e come segno di buon auspicio per il raccolto, donavano a San Francesco un vitello molto pregiato, che, poi, veniva messo all’incanto, per  devolvere la somma raccolta al già citato Comitato. Come raccontano le persone anziane, l’aggiudicazione della vendita del benedetto vitello (benedetto perché un dono a San Francesco)  avveniva in un clima molto suggestivo, per le offerte al rialzo e con qualche puntuale e immancabile simpatica polemica. Solo dopo tante offerte veniva aggiudicato il vitello, 'u vitiell'i Sam Bbrancischi. Di solito, come si vede nella foto, si occupavano di questo incanto le persone che avevano un certo ruolo importante nella Città, e ciò anche per poter raccogliere una buona somma dalla vendita del vitello. Oggi questi gesti non ci sono più. E’ vietato persino raccogliere somme di denaro durante la processione del Santo. Un bene o un male? Non sta a me esprimere opinioni in merito. Però mi è consentita una domanda :  E’ meglio oggi?
Giovanni Scorzafave