Il giorno del terremoto

Alcune convinzioni sono dure a  morire. Per decenni, sulla base di  notizie prive di fondamenti scientifici, si è creduto che il terremoto  che investì Corigliano e i paesi limitrofi nel 1836 fosse avvenuto nella notte del 24 aprile dello stesso anno e che l'indomani il popolo avesse reso "grazie" a San Francesco di Paola per la sua miracolosa intercessione. Tenendo presente tale dato, la storiografia - a partire dalla seconda  metà dello Ottocento - ha continuato a ritenere valida ed attendibile  tale notizia. Senonché, nel 1992, in seguito a ricerche effettuate presso l'Archivio  di Stato di Cosenza, chi scrive queste  note ha rinvenuto un documento di fondamentale importanza e che mette fine ad ogni discussione inerente il problema. A tale documento è stato dato ampio spazio su un testo di storia locale (E. Cumino, Storia di Corigliano Calabro, Cosenza 1992, pp. 110-112), ma evidentemente c'è chi non vuole rinunciare alle "proprie" verità e fa fatica a "digerire" i contributi altrui. Si tratta di una Delibera  del Decurionato di Corigliano del 28 aprile 1836, cioè di appena tre  giorni dopo le prime scosse del sisma  che ebbe per epicentro il territorio  compreso tra Rossano e Mirto.  Del Decurionato (attuale Consiglio Comunale),riunito sotto la presidenza del sindaco Domenico Solazzi-Castriota, facevano parte: Berardino Bombini (il più importante  avvocato di Corigliano dell'Ottocento, maestro di Luigi Palma  e di Domenico Persiani), Pasquale Palma, Michele Gagliardi, Francesco  M. Misciagna, Pasquale Mosca,  Luigi Carusi, Marco Spadaro, Luca  Garetti, Francesco De Tommasi,  Nunziato Chiappetta, Scipione De  Rosis, Giuseppe Adimari, Antonio M. Abenante, Francesco Marchese,  Domenico Caracciolo; fungeva da  segretario il decurione Domenico  Alice; come si può notare, alcuni  personaggi appartenevano alle più  illustri famiglie coriglianesi dell'epoca.  Il Decurionato si riunì, eccezionalmente,  all'aperto, in Piazza Murorotto  (oggi P.zza Vittorio Emanuele  II) il 28 aprile 1836. Il testo della Delibera si apre  con una espressione che non lascia  dubbi sulla determinazione del  giorno e dell'ora dell'accaduto: Il flagello di Dio il più tremendo, il tremuoto  al principarr del 25 aprile, alle ore sei e minuti -... La delibera comunale, firmata dal Sindaco e dai decurioni, con tanto di bollo tondo, è un documento che ha tutti i crismi dell'ufficialità  e che, perciò, deve fugare ogni dubbio sulla data del terremoto  del 1836. Le prime scosse si ebbero, dunque, alle ore sei del mattino del 25  aprile 1836. Perciò, il popolo di Corigliano festeggia solennemente il  suo Santo Patrono il 25 aprile di ogni anno. Ancora, il documento comunale  riveste enorme rilievo, giacché  smonta altre presunte certezze,  come quella sui danni e sui morti! Si è sempre erroneamente creduto  ed affermato che quel sisma non produsse danni alle abitazioni né  causò perdite umane. Le cose non stanno affatto così. Parecchi fabbricati rimasero lesionati e alcuni sconquassati, per cui in  molte zone han cominciato a cadere;  per tale motivo, tanti cittadini andavano vagando, fuggendo la vista  delle fabbriche. Morirono il padre  di famiglia Domenico  Orlando  Grasso e la zitella  Rosa Fusco Virzilla, molti san rimasti  feriti, in città i danni  sono incalcolabili. Nella notte del 27 aprile Rosa Gallina, moglie di Giorgio Caracciolo, soffogata da un'ancina è morta nel bivacquo nel largo di S. Antonio. Il documento fa riferimento anche ad ammalati e convalescenti di cui a  suo tempo si faran conoscere i nomi. Il Decurionato nello sbalordimento in cui si trova, e nel  costringimento de' suoi doveri costituì una deputazione, composta dai parroci Chiappetta, Alice e Cimino e dai "galantuomini" Gennaro Maria Morgia e Antonio Maria Abenante, col compito di verificare i  danni, riparare o demolire i fabbricati della città o di campagna che  necessitassero di tali interventi,  aiutare quanti han bisogno di soccorso,  e di medicamenti. Infine, il Decurionato si vede nel dovere di far conoscere a' superiori, che l'intiera popolazione ha trovato il suo sollievo, ed il pronto soccorso presso il suo Protettore S. Francesco da Paola... che per la sua santa intercessione  siam salvi. A San Francesco, già patrono della Città dal 1598, i Coriglianesi si erano affidati fiduciosi in vari gravi momenti della loro storia e, soprattutto, durante il terremoto  del 14 luglio 1767: per devozione, i cittadini nel 1779 - durante l'amministrazione del sindaco Giacomo  Maradea e col volere del duca Giacomo  Saluzzo - fecero erigere una  statua del Santo in marmo posta davanti alla facciata del Santuario. Con la stessa Delibera, il Decurionato  di Corigliano chiede all'Intendente  della Provincia di far tornare i frati Minimi (espulsi nel 1809 in seguito alle soppressioni napoleoniche, i Paolotti rientrarono nella  4 casa fondata dal vecchierello il 2 aprile 1839) nel loro convento e la conseguente ripristinazione del Monastero,  Tutti i cittadini, miracolati dal  Santo paolano, decisero di concorrere secondo le proprie forze, a formare dei capitali, mediante i quali ricostruire il fabbricato. Più volte restaurato ed adibito a vari usi, il convento dei Minimi riveste un'importanza notevole nel la storia sociale e religiosa di Corigliano Calabro. Ecco perché anche una data assume, a volte, un valore particolare ed è bene che i cittadini abbiano le idee chiare sull'origine e gli sviluppi di festività che caratterizzano una comunità e che, in alcuni momenti, ne condizionano fortemente la vita. 

(E. Cumino )