I Racconti del prof. Giuseppe Franzé

Giuseppe Franzé, coriglianese di adozione, fu un bravissimo insegnante di scuola elementare negli anni ’50 e ’60. Ben preparato, esercitò con passione l’attività di insegnamento, distinguendosi per i suoi metodi innovativi nel campo educativo-didattico. Persona seria e, soprattutto, onesta, partecipò attivamente alla vita politica della nostra città nelle fila del Partito Socialista Italiano. A lui, come segno di riconoscenza e di stima, dedico questa  pagina del mio sito.

La casa del Duce

Il piccolo locale pianoterra dell'imbocco di via Piave, sulla destra scendendo, che per anni fu il negozio di alimentari del signor Taverna, ospitò dal 1939, per due anni, la "botteguccia" di Carolina "Mussolini" per la vendita di alcuni modesti articoli di creta. Carolina, che già si faceva chiamare "Mussolini" dal 1935, fu una delle ricoverate presso il manicomio calabrese di Girifalco, ma fu dimessa all'inizio del 1939, su richiesta dei medici coriglianesi Giordano Bruno e Marcello Cimino, che garantirono la loro "protezione" su questa donna grassoccia ed innocua, che da anni era fortemente convinta di avere nel proprio grembo Benito Mussolini, col quale diceva di conversare continuamente. Era molto rispettata e lei ricambiava con altrettanta cortesia, pur essendo una modestissima donna del popolo. Anche se analfabeta, il suo linguaggio ed il suo comportamento erano superiori a quelli della sua estrazione sociale. Tutto questo incuriosì molto il dott. Michele Persiani, il quale non sapeva darsi spiegazioni su queste mutazioni caratteriali e sul suo corredo di notizie storiche e politiche, visto che Carolina non sapeva leggere e non conosceva l'esistenza della radio. Parlava con scioltezza di Piazza Venezia, dell'Altare della Patria, della guerra di Spagna e di tante altre cose. Questa sua inspiegabile "cultura" destava molto stupore e le procurava un certo prestigio, tanto da indurre alcuni piccoli "gerarchi" della MVSN (Milizia Volontari Sicurezza Nazionale) coriglianese ad usarle particolari ossequi chiamandola persino donna Carolina. Quando lei, col suo pancione sporgente, si affacciava su Piazza del Popolo, la gente si scostava per farla passare e lei ringraziava con insolita gentilezza. Quando un suo simpatizzante pittore appose sul frontale della sua bottega una targa di legno con la scritta "Casa del Duce", la sua gioia toccò le stelle e festeggiò l'evento con una bottiglia di moscato regalata da uno dei suoi numerosi fans. Altrettanto tripudio quando le fu regalato, personalmente dal podestà Marcello Cimino, un vecchio gagliardetto nero col Fascio. Morì improvvisamente nel 1945, all'insaputa di rutti, ma il dott. Michele Persiani continuò a pensare a questa strana donna analfabeta, che era in possesso di un linguaggio ricco di notizie politiche molto rispondenti alla realtà. Un segreto che non fu mai spiegato. 

Il frantoio benedetto

Nel 1465, il Conte di Corigliano e Principe di Bisignano, Luca Sanseverino, concordò con i Frati Conventuali il loro trasferimento dal Pendino in una nuova struttura conventuale in pietra e legno, in cambio del loro vecchio monastero. L'accordo fu presto formalizzato e i Conventuali si spostarono nel nuovo convento a fianco della Chiesa di S. Francesco d'Assisi, che poi divenne la Chiesa di S. Antonio di Padova. Attorno al 1819 si stabilirono in questo convento i Liguorini, o Redentoristi, monaci molto intraprendenti e determinati, con una spiccata vocazione più affaristica che pastorale. Fanatici filoborbonici e spesso collusi col brigantaggio locale, nel 1854 accentuarono il loro calo di prestigio con la vendita dello stupendo Coro in legno massiccio della Chiesa di S. Antonio, realizzato nel 1700 dal maestro L. Franceschi, al Vescovo di Cariati, Mons. Golia. (Quando nel 1863 fu affidata ai Liguorini la prestigiosa libreria dei Cappuccini, affiorarono molte diffidenze. I timori si rivelarono fondati e le rimostranze furono espresse, anche in data 5 maggio 1865, quando il Ricevitore del Registro denunciò a Padre Antonio Sileo dei Liguorini la scomparsa di parecchi volumi). Già nel 1861, in seguito ad una massiccia proliferazione di lettere anonime, il Convento era stato sottoposto ad accurate perquisizioni, alla ricerca di pericolosi latitanti della banda del brigante Straface Palma. Anche nel 1862, i Liguorini, nostalgici incalliti di Casa Borbonica e leaders del movimento clandestino politico ostile all'unificazione d'Italia, furono sottoposti a stressanti interrogatori e scrupolose indagini. Il sindaco facente funzioni, dr. Gaetano Gianzi, ingiunse ai Frati di lasciare i locali del Convento, ormai di proprietà municipale, ma loro ottemperarono solo in parte l'ordinanza, perché si ritirarono in poche stanze del pianoterra. Crollati gli oboli e le messe a pagamento, i Liguorini non si sgomentarono ed accentrarono i loro interessi sulle attività economiche rilanciando il vecchio frantoio di loro proprietà, posto nell'antico fabbricato di via Margherita, dove ora sorge il market Sosto. Diffusa la voce che la resa delle olive molite presso questo frantoio era largamente superiore a quella degli altri opifici, grazie alla benevola protezione di S. Antonio, gli affari andarono a gonfie vele. Ma per poco, perché, quando gli olivicoltori si accorsero, invece, che la resa era inferiore, smisero di portare le loro olive. I Frati non si scomposero e numerosi clienti ritornarono, quando parecchi oliveti andarono in fiamme, per mano di ignoti briganti. 

I primi passi del turismo a Schiavonea

Prima di allora, alla Schiavonea c'era soltanto una cantina per la vendita al dettaglio di vino di produzione cassanese (le vigne coriglianesi erano state distrutte anni prima dalla peronospora), ma dal 1880 aprì i battenti l'osteria di Donna Maria in un pianoterra del "Quadrato Compagna", lato Porta di Rossano. Gli affari si rivelarono subito esaltanti, specie nei mesi estivi, e donna Maria potè accumulare congrui risparmi, che le consentirono di acquistare alla Stazione la "Locanda della Ferrovia". L'osteria del Quadrato rimase chiusa per alcuni anni e nel 1899 si insediò negli stessi locali Elisa Rizzo, una vispa ed intelligente operaia delle "spiritiere" (estrazione dell'alcool), arrivata da Milazzo di Messina assieme al marito don Turi. Nel mese di agosto dello stesso anno il Regio Commissario Prefettizio Paolo Bossolo tagliò il nastro augurale della "Gelateria della Marina" con un vasto assortimento di sorbetti alla frutta e di granite al limone. (Il sorbetto al mirtillo, fatto con i frutticini raccolti sulle pendici del Patire riscosse il consenso entusiasta del Regio Commissario e del prof. Francesco Maradea). L'anno dopo alla gelateria fu annessa "La Pizzeria di Napoli" con l'attiva presenza di un provetto pizzaiolo di Sorrento. 

Nel 1902 fu istituito presso la gelateria  il servizio di noleggio di salvagenti  in sughero e di tende triangolari  per la spiaggia. Grazie anzitutto  alla appassionata e cocciuta collaborazione delsottobrigadiere della Finanza Alfredo Siepe e della guardia  Vincenzo Rendo, nel 1904 ebbe il  suo felice debutto lo stabilimento balneare "La Marinella' gestito personalmente da donna Lisetta e frequentato quell'anno anche da numerose belle  ragazze cosentine,alle cui famiglie l'intraprendente siciliana aveva dato in fitto alcuni vani dello stesso Quadrato. Nel 1906, la Gelateria divenne il "Caffè della Marina" sempre gestito  da donna Lisetta, che subito fece affari  d'oro con le tisane ele erbe per la  digestione e contro l'insonnia. Don Turi, il marito, che si interessava attivamente  della Pizzeria, nello stesso anno introdusse la produzione di  pagnottelle, poi imbottite con salumi o latticini locali. Molto apprezzato e  consumato il vino moscato in botti di  rovere che arrivava da Milazzo. Nello stesso anno e nello spazio  prospicente il "Caffè", si esibì a cavallo  di un grande triciclo di ferro il  giovane Alfonso Cimino, proprietario  anche della prima barca a vela da  diporto apparsa sul nostro mare. 

La "Quadriglia saracena"
Carmin
e Mollo, che abitava al Gradone S. Antonio, acquistò una grande notorietà quando, nel 1904, ancora giovanissimo, acquistò il primo fonografo a cilindro, con la meccanica a molla, su cui troneggiava la grande tromba sfavillante coi suoi colori sgargianti. Il figlio Francesco, che era uno dei più accreditati attivisti del Partito Nazionale Fascista, ereditò la passione per le nuove tecnologie e nel mese di ottobre del 1924 acquistò dalla ditta VOX di Napoli il nuovo, fiammante fonografo a disco. La commissione dell'apparecchio l'aveva fatta telegraficamente in aprile, perché voleva festeggiare la vittoria elettorale del fascismo a suon di musica. Quando il 21 aprile dello stesso anno, il Consiglio Comunale deliberò di eleggere il dirigente del fascismo cosentino, Michele Bianchi, Cittadino onorario di Corigliano, lui avrebbe voluto organizzare in piazza una festa pubblica col suo fonografo, che arrivò, però, con sei mesi di ritardo. (La festa ebbe ugualmente luogo e, dopo il discorso del barone Guido Compagna, fu esposto al pubblico il bassorilievo dell'ebanista coriglianese Giorgio Aragona con la testa di Benito Mussolini). Il 1924 fu per Francesco Mollo un anno fortunato. Appaltò i lavori per la costruzione della strada Ponte Margherita -San Giacomo D'Acri, il cui progetto era stato efficacemente sostenuto dal Sottoprefetto di Rossano, cav. Luigi Sestili. Inoltre, assieme ad una ditta di Taranto, eseguì gli impianti per l'illuminazione elettrica delle due chiese di S. Francesco e S. Antonio, sino ad allora ancora dotate di grandi e stupendi lumi pensili a petrolio. Nel mese di dicembre del 1924 arrivarono a Corigliano i "Caballeros", la compagnia napoletana di varietà del cav. De Frattis, ma non poterono esibirsi, nel periodo di Natale, essendo il Teatro Comunale "Trento e Trieste" chiuso da tempo per interminabili restauri. Tra il Mollo ed il cav. De Frattis si stabilì un feeling straordinario e la compagnia si fermò a Corigliano per alcuni mesi. La coppia molto affiatata, aprì, in un locale di via Aquilino, poi negozio Magliarella, a pochi metri dalla calzoleria Polino, il "Circolo della Quadriglia Saracena". Aderirono otto giovani e, dopo alcuni mesi di addestramento con musiche del fonografo a disco, si esibirono nelle principali piazze della città con balletti molto apprezzati dalla cittadinanza, anzitutto sbalordita dalle audaci esibizioni di Debora De Frattis, che, col suo corpo sinuoso e conturbante, eseguì la danza del ventre, persino con l'ombelico alla luce del sole. Il fonografo di Francesco Mollo fece da colonna sonora per altre quadriglie negli anni 1926/27/28. Poi il fonografo, per la rottura di un pezzo della meccanica, funzionò solo a singhiozzo. Fu chiuso anche il Circolo di via Aquilino, ma Mollo programmò ugualmente per il 1930 la Quadriglia a cavallo, che poi fu realizzata solo nel 1933, con tre cavalli e non con dieci previsti.