Notizie e curiosità

Ricorrenza:

Il 2 giugno 1926 viene inaugurata a Corigliano Stazione la luce elettrica.

 

Anniversario:

Il 4 luglio 1915 muore il primo coriglianese sui fronti del primo conflitto mondiale, il soldato Pietro Nigro.

 

Toponimo cittadino:

Cavallarizza, luogo in Via Pometti, con fabbricato già adibito a scuderia.

Cicirielli: contrada vicino al camposanto

FORSE NON TUTTI LO SANNO...

La Torre del Cupo, a Schiavonea, posta all’angolo tra il Quadrato Compagna e la Chiesa di Santa Maria ad Nives, si chiama così perché prende il nome dalla zona dove fu costruita, che era denominata, appunto, il Cupo. 
Costruita nel 1601, ha una forma quadrata ed è sormontata da cupolette di foggia orientaleggiante. 
Nelle sue vicinanze esisteva già una taverna, conosciuta come Taverna del Cupo, collocata in un grande edificio, che, attualmente, viene ancora indicato con questo nome dalla popolazione.
La torre, di proprietà del re, serviva per sorvegliare il territorio e soprattutto per prevenire attacchi di sorpresa, via mare, da parte di pirati o di popoli invasori. I turchi erano i più temuti.
I francesi successivamente la usarono come uffici della dogana.

(Giuseppe Pellegrino)

FORSE NON TUTTI LO SANNO...


Il Fabbricato delle Fiere, più conosciuto come Quadrato Compagna, è stato inaugurato nel 1850, dopo solo 4 anni dalla autorizzazione del Re alla sua costruzione. 
I Compagna decisero di edificare questa struttura perché, all'epoca, le tradizionali fiere di Maggio (detta dell'Ascensione) e quella di Novembre (detta dei Morti) duravano otto giorni, per cui si rendeva necessario dare ai tanti venditori che accorrevano dal circondario ed anche da più lontano, un minimo di comodità e di sicurezza, per essi e per le loro mercanzie, costituite per lo più da bestiame.
L’opera, progettata dall’architetto Francesco Bartholini, ha forma rettangolare con i lati che misurano 138,50 x 73,50 e presenta 4 porte di ingresso denominate, a seconda della posizione: Porta Corigliano, la principale, di fronte, per chi viene dallo Scalo; all’opposto la Porta Mare; ai lati Porta Rossano e Porta Cassano.

(Giuseppe Pellegrino)

Unità di misura (coriglianese)

Tùmini   circa 50    Kg  
Munzulli 1/2  tùmini circa 25    Kg  
Quarti 1/4  tùmini circa 12,5  Kg  
Stuppielli 1/8  tùmini circa 6,25  Kg  
Mulitùra 1/16 tùmini circa 3,125Kg  
(vino misurato in) Barile  31 litri  
(olio misurato in ) Soma 142,5 Kg  

Particolare importante, il termine mulitura tira la sua origine dal fatto che quella era la quantità di grano che era dovuta al mugnaio ("u mulineri") come costo della molitura (o molenda) di un tomolo di grano , cioè per la sua trasformazione in farina.(Rinaldo Longo)

All’Acquanova, c’era una volta ‘u minzulli

di Mimì Sapia

 

‘Hai visto? Piazza del Popolo è tutta cambiata; la dimora dei Caruso ormai è palazzo cittadino e fra poco sarà completata la sua destinazione’. Abbiamo atteso e, almeno questa è, siamo, stando ancora nell’ordine della speranza, sulla dirittura d’arrivo: il parco delle incompiute a Corigliano non è mai saturo! Forse si chiedono molte, troppe cose! Che ne sarà della progettata, avviata strada di collegamento tra Piazza del Popolo e l’Ospedale? Non pesa il macigno delle spese fatte e lasciate marcire dall’incuria che arricchisce il numero delle opere incompiute, per cui questa città eccelle? Ora, rimessa a nuovo la piazza, adorniamola con un reperto antico: ‘u minzulli. Ai giovani la parola, per la sua antichità, suona nuova, priva di senso. Sappiate, giovani, che una misura delle varie derrate alimentari, in altri tempi, era il tomolo e che in piazza, all’angolo che dà inizio alla Via Garopoli, c’era una pietra concava, appositamente scavata, con la capienza di 31,5 litri. La pietra era fornita di portella di scarico e veniva usata per la misura di molta merce. Se ricomparisse al suo posto, dopo decenni di sparizione, come avvenuto ad Acri in piazza S. Domenico, sarebbe un simpatico riacquisto ed attirerebbe la curiosità di turisti e scolaresche. Eppure, da qualche parte ancora ci deve essere. Tenerla nascosta in qualche androne non rende a nessuno! Che bello sarebbe se un eventuale detentore, in buona fede, che forse neanche sa di averla tra le sue cose, la scoprisse, rivalutandone il valore storico, di comune interesse, ne proponesse la rimozione dal nascondiglio e ne consentisse il rimpiazzo sul suo storico sito! Per saperne di più. Il tomolo è una misura di capacità, in uso nei tempi andati nel nostro circondario, con differenze, sia pure minime, da paese a paese: a Rossano, Longobucco ed altri centri lungo il fiume Trionto, la capienza è di 61 litri (‘u minzulli è la metà del tomolo, ossia 30,5 litri); a Corigliano il tomolo è di 63 litri (‘u minzulli ha la capienza di 31,5 litri); ad Acri il tomolo è di 65 litri (‘u minzulli misura 32,5 litri). Dunque, il campione che interessa Corigliano è di litri 31,5. Altri sottomultipli del tomolo sono (erano in uso una volta) ’u quarti (litri 15,75), ‘u stuppielli (litri 7,87), ‘a mulitura (litri 3,93), ‘a cozzarella (litri 1,96). Un vecchio detto, diffi-dente nei confronti delle organizzazioni societarie, così suonava: Sìmina e ffa’ suli e ffa’ puri ‘na mulitura.

 

La Santa Croce di Mimì Sapia 

I nostri paesi onorano quasi tutti la Santa Croce, posta in un luogo trafficato, sulla strada di entrata e di uscita dell’abitato, oggetto di sguardo devoto dei passanti, ovvero occasione fugace per un pensiero pio. Furono i Padri Passionisti, che nel secolo passato conducevano brevi, ma intensi corsi missionari, fortemente seguiti dalla popolazione, a lasciare il segno della loro azione pastorale, impiantando il simbolo della Passione di Cristo, un Calvario, sempre una Croce, spesso tre. A Corigliano una pesante Croce in metallo fu impiantata su un’altura prospiciente la chiesa di Sant’Antonio, sul lato destro della strada statale che porta a Rossano, visibile anche dalla strada che porta al piano, nonché dalla facciata nord-est del borgo. Un punto di riferimento ora intenso, ora sfiorato di devozione, comunque sentito da un popolo, che, nella sua semplicità, ha sempre posto nelle mani del Redentore ogni sua ansia e fiducia. Se non sembro prolisso, mi permetto di ricordare due anziane signore, entrambe vedove di guerra, za Mmaculata e za Pippina, che ogni giorno salivano sulla collinetta e, ai piedi della Croce, recitavano il Santo Rosario. Quando un imprenditore edile acquistò l’area, su cui era edificata la Santa Croce, fu deciso di spostare quest’ultima, spianando l’altura e costruendo due edifici per civile abitazione. All’epoca era parroco di S. Antonio mons. Luigi Gravina. Il sacro segno fu spostato di poche decine di metri, sulla restante parte della stessa altura, a ridosso dei due palazzi di cui sopra. Ma anche da lì fu rimossa, pochi anni dopo, con grande disappunto di tante devote, che, per poter giungere al nuovo sito, si inerpicavano per una scaletta in muratura ancora esistente. Nasceva l’urgenza per la Scuola Media “A. Toscano‟, alloggiata in un edificio pericolante, sito in via Ospizio. Fu così che, parroco di S. Antonio don Antonio Ciliberti, il sito per la definitiva ubicazione della Santa Croce fu scelto sempre nello stesso ambito, precisamente su un costone opposto al precedente, sovrastato dai palazzi del nuovo rione “Ariella‟. Fu così possibile che il nuovo edificio scolastico potesse avere la sede, che occupa tuttora.

Lo sapevi che Piazza Vittorio Veneto, conosciuta come Piazza San Francesco, si chiamava Piazza Plebiscito?  

 

Il 1923 il grande Francesco Dragosei, direttore del quindicinale coriglianese, “Il Popolano”, noto come "Don Ciccio ", propose e fece approvare dal consiglio comunale (del. n. 14) il cambio di denominazione di Piazza Plebiscito in Piazza Vittorio Veneto. Ciò allo scopo di eternare e sublimare l'olocausto della vita dei nostri eroi della Grande Guerra. 

Fonti : Enzo Cumino, Luigi De Luca, Giulio Iudicissa, Antonio Russo, Giuseppe Pellegrino, Salvatore Arena, Rinaldo Longo, Mimì Sapia